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Francesco Atzori

Anno di nascita: 1996

Nato a Giuliano di Roma, Frosinone

Campionato Formula X Italian Series

Nel 2021 guida una monosposto con motore Yamaha MT09 900cc da 130 CV

Nel 2020 è arrivato secondo nel Campionato Formula X Italian Series, dopo una stagione travagliata a causa di problemi al motore e al telaio.

Nel 2019 aveva avuto problemi simili e quindi il 2021 si spera possa essere finalmente l’anno del riscatto per Francesco e della vittoria assoluta.

Ufficialmente riconosciuto come il “Re del bagnato” per aver ottenuto una Pole Position a Varano de’ Melegari distaccando, sul bagnato appunto, di 1,4 secondi il diretto avversario

NOTIZIE & COMUNICATI SU FRANCESCO

Formula X Italian Series: piove a Varano de’ Melegari e Francesco Atzori vola!

Secondo in Gara 1, primo in Gara 1. Atzori si conferma il re del bagnato! Le prove e le qualifiche non avevano fatto ben sperare per il pilota della AF Reparto Corse Francesco Atzori, con problemi prima all’assale e poi alla leva del cambio. Una domenica molto piovosa e...

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Anche nel 2021 Francesco Atzori corre nella Formula X Italian Series

Terzo anno di partecipazione per il pilota di Frosinone. Sarà l’anno della vittoria assoluta? Francesco Atzori, classe 1996, nato a Frosinone, con oltre 20 anni di esperienza di guida sportiva sulle spalle, lo scorso anno è arrivato secondo nel Campionato Formula X Italian Series, dopo una stagione travagliata a...

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Intervista a cura della DrcSportManagement

D: Ciao Francesco, nel 2019 problemi tecnici, nel 2020 problemi tecnici, cosa ti aspetti dal 2021? Sarà l’anno del riscatto e della vittoria?

R: Se è per questo anche nel 2018 siamo stati frenati da problemi di varie nature, sicuramente dev’essere obbligatoriamente l’anno della vittoria senza troppi se e senza troppi ma.
Il 2021, almeno per quello che è stato il primo test della vettura, si presenta bene, ovviamente ‘’toccando ferro’’ con un pizzico di scaramanzia, non sappiamo cosa ci riserva il destino, ma di certo darò più di quanto posso dare. Per ben 3 anni consecutivi ho buttato il campionato nella prima gara stagionale.

D: Cosa si prova quando i problemi riguardano la macchina e non il pilota personalmente? Ti arrabbi?

R: I problemi vengono fuori girando ed essendo “sfortunato”. La zona in cui vivo è, ahimè, povera di autodromi, non ho le medesime possibilità dei miei rivali che abitano al nord e hanno varie tipologie di pista a 1, 2 o massimo 3h di auto. Noi, se siamo fortunati, ci toccano 3h di auto, se siamo sfortunati anche 7h.
Purtroppo queste auto sono un ammasso di bulloni e meccanismi che regalano sì gioie ma sono sempre sollecitati oltre il limite. In ogni staccata la rottura è lì che ti guarda e ti aspetta, pertanto si sa che fanno parte del Motorsport.
Nel 2016 abbiamo buttato un Campionato Italiano Kart per colpa di una rottura meccanica, perciò dopo un po’ ci fai il callo!
Sicuramente non poterci fare nulla è un affronto a me pilota, però più di qualche volta sono riuscito a portare la macchina al traguardo nonostante sentissi che qualcosa stava cedendo, diciamo che sta anche nelle abilità del pilota capire quando, quanto e come si può continuare a spingere con rumori e vibrazioni strane.

D: Come hai iniziato a correre in macchina? Hai frequentato una scuola? Quando hai scoperto la passione per i motori?

R: Il mio primo turno in assoluto con la macchina è stato nel lontano 2012 quando avevo 16 anni, ad Arce, tutto grazie a Cesare Funari che mi diede l’opportunità di provare un’auto da rally per un pomeriggio.
Dopodiché sono risalito in macchina nel 2017, per la prima volta con la Formula Predator’s PC010, fortunatamente mi adattai in appena qualche giro alla macchina e già dopo qualche minuto martellavo tempi sul giro degni di nota. Così, dopo due turni, decidemmo di fare la gara che si sarebbe tenuta due settimane dopo sul circuito di Cremona. Gara bagnata, gara fortunata direi… per la seconda volta in formula e per la prima volta sotto il bagnato con una formula mi ritrovai in mezzo ai contendenti al titolo, che se le davano di santa ragione… Beh mi inserii nella lotta anche io!!
Quella gara fu magnifica, arrivai terzo seguito dal vuoto, infatti 1 minuto e 5 secondi mi dividevano dal quarto classificato dietro di me.
La mia passione per i motori è nata con me, non credo che possano venirti certe passioni. Tutto fu comunque scatenato quando a circa 4 anni e mezzo chiesi una minimoto a Giò (mio padre, nonché migliore amico, nonché meccanico, nonché fan numero uno), ma lui contrario alle due ruote, decise di firmare la sua condanna: mi regalò un go kart! Tutto nacque da lì, quando a 5 anni eravamo in giro per la Ciociaria ed oltre, alla ricerca di gare amatoriali. E vincevamo, diamine se vincevamo!
Scuola per karting o per diventare pilota, beh… no. L’unica scuola era Giò che si metteva nei punti di staccata, sempre un metro più avanti, sempre un metro più dentro, finché si trovava il limite riempiendo il kart di erba e verdure varie per la cena. Quella è stata la mia scuola!

D: L’anno scorso, nonostante i problemi, sei arrivato secondo, cosa si prova a salire sul podio?

R: Lo scorso anno è stato un campionato strabiliante nonostante il secondo posto e nonostante i problemi. Abbiamo chiuso a podio, con ottimi tempi in qualifica e con circa 5 Cv in meno dei miei avversari, 5 Cv su 102 Cv a disposizione e nel monomarca sono tanti e oltretutto avevo il motore che se la faceva sotto di olio. Salire sul podio è sempre un’emozione fantastica, per giunta salire sul podio in piste leggendarie, storiche e blasonate come Mugello, Vallelunga e Misano è ancora più bello. Fare la pole al Mugello poi, beh… quello è stato davvero bellissimo!

D: Cosa pensi quando sali in macchina? Hai un rituale pre-gara? Ti capita mai di aver paura?

R: Quando sali in macchina praticamente spegni i pensieri. Giù il pedale su l’umore, questo è il miglior detto. Non ho rituali particolari, se non darmi l’immancabile cinque con tutta la mia squadra. Quando abbassi la visiera devi essere sempre attento a tutto, pronto a reagire a ogni cosa possa accadere, pertanto l’unica cosa che rimane sempre attiva è la concentrazione, il tentare di superare ogni limite in qualifica, mantenere sempre il ritmo e martellare in gara. La paura e la velocità non vanno d’accordo, certamente ci sono situazioni dove si può pensare male, ma non bisogna mai spaventarsi davanti a nulla quando si è macchina. Se hai paura di qualcosa, quel qualcosa finirà per farti del male.

D: Raccontaci un po’ la tua routine di allenamento, fai palestra? Allenarsi vuol dire solo correre in macchina?

R: La mia routine… Beh, lavoro prima di tutto, altrimenti il gioco non si reggerebbe in piedi per molto!
Correre in macchina non vuol dire soltanto sedersi e accelerare, c’è preparazione fisica dietro, palestra, corsa, bici, l’importante è che ci sia un’attività volta a migliorare la resistenza e la muscolatura. Senza dubbio bisogna anche allenarsi tanto alla guida, kart, macchina o simulatori, oggi si ha la fortuna di avere i simulatori di guida a disposizione, che sono una cosa fantastica. Il mio allenamento è principalmente indirizzato alla resistenza, pertanto faccio molto running, e poi allenamenti di total body vari, in modo da mantenere tutto il corpo sempre pronto, forte, reattivo e resistente a tutto.
Oltre l’allenamento fisico però mi alleno anche in kart, quasi tutti i weekend giro in kart; secondo me non esiste allenamento migliore e più completo del kart.

D: Oltre a essere un pilota sei anche “Driving Coach”, cosa significa?

R: Il driving coach è quella figura che quando ero piccolo era raffigurata da mio padre. Non è nient’altro che un istruttore di guida che ti insegna come andare forte, come capire il mezzo, come confrontarsi con chi è fuori e aiutarlo a mettere a punto il telaio. E’ una figura secondo me essenziale per chi si avvicina al mondo del Motorsport e soprattutto al mondo delle gare “vere”, titolate. Oggi il livello è altissimo, anche nelle gare di kart dei bambini delle età più tenere c’è molta competitività e magari buttare in pista un bambino senza la dovuta scuola può essere pericoloso per lui e per gli altri.
Oltre questo, un buon driving coach deve anche insegnare a interpretare la pista e il mezzo a seconda delle diverse difficoltà che si sentono, vedi rumori strani, vedi situazioni particolari, pista umida con gomme slick o cose simili. Il driving coach è un supervisore che ti deve consigliare ogni cosa, dalla più banale alla più inaspettata.

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